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2019: i temi da monitorare a livello mondiale

Con i mercati in piena volatilità e con un rally di Natale diventato utopia, i temi da tenere sotto controllo e da seguire per il prossimo anno sono alquanto numerosi

Guerra dei dazi

Partiamo prima di tutto dalla sempre più incandescente guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. La prima tappa sarà il 1 marzo, termine ultimo oltre il quale le delegazioni dei due paesi dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) essere riuscite a trovare un’intesa per evitare un’escalation sulle tariffe doganali. Gli ultimi sviluppi, però, non fanno ben sperare. A prescindere dalla questione Huawei, adesso si guarda alle accuse di spionaggio industriale recentemente mosse da Washington nei confronti di alcuni dirigenti cinesi. Sul fronte opposte, invece, si osserva da parte dei vertici di Pechino un atteggiamento sempre più sprezzante. In particolare dopo le celebrazioni del 40esimo anniversario delle riforme economiche. Anniversario che è stato celebrato dal presidente Xi Jinping con un discorso che esaltava la strada intrapresa dalla nazione e che sarebbe stata percorsa fino in fondo. Anche perchè, come lui stesso ha confermato “nessuno può dire alla Cina cosa fare”.

Congresso Usa

Trasferendosi a Washington, non cambiano i fattori da tenere sotto controllo. Prima di tutto la politica. Da gennaio entreranno al Congresso i nuovi deputati eletti alle ultime elezioni di medio termine, il che porterà la Camera ad essere sotto il controllo dei democratici mentre il Senato sarà in mano dei repubblicani. Il tutto a discapito di una serie di riforme, tra cui quella sanitaria, che rischiano di rimanere arenate a causa dei dissidi tra i due partiti. Non solo, ma in tutto questo non bisogna dimenticare nè il prosieguo delle indagini sul Russiagate nè tantomeno le prossime elezioni presidenziali del 2020.

Fed&Dollaro

Restando sempre negli Usa il 2019 vedrà il prosieguo dell’iter di normalizzazione del costo del denaro da parte della Federal Reserve che proprio l’altro ieri ha confermato i due rialzi, scontentando le attese del mercato. Ma anche le altre banche centrali, Bce in primis, saranno alle prese con i cambiamenti, sempre più insidiosi, di una politica di accomodamento a mondiale che ormai ha superato i 10 anni di vita. Da parte sua, inoltre, la Bce sarà alle prese anche con il cambio del governatore: l’addio di Mario Draghi è previsto per la fine dell’anno e il suo successore potrebbe dare una svolta ben diversa all’intera politica monetaria europea.

Brexit

Ma marzo, e per la precisione il 29, è un mese cruciale anche per Londra. In quella data, infatti, avverrà il tanto temuto divorzio tra la Gran Bretagna e l’Unione Europea. Ma ancora prima bisognerà guardare a cosa deciderà il parlamento di Westmister circa il testo che regola il futuro delle relazioni politiche e commerciali tra il Regno Unito e il resto del mondo. Un testo che, probabilmente, potrebbe essere bocciato dai parlamentari di Sua Maestà, ponendo così la nazione di fronte al peggiore degli scenari possibili: una hard Brexit. Senza dimenticare un altro piccolo particolare: a maggio ci saranno anche le elezioni europee. E una hard Brexit potrebbe avere un impatto non indifferente sulle scelte degli elettori. 

Petrolio

Ed eccoci arrivati al petrolio, argomento che chiama in causa ancora Usa, ma in realtà anche molte altre parti del mondo. Il crollo continuato è coinciso con le prospettive di un rallentamento della crescita e di un aumento dell’output da parte di Washington. A poco sono serviti i tagli da 1,2 milioni di barili che inizialmente avevano mandato in euforia i mercati. L’Opec, anche con l’aiuto di altri 10 membri esterni, non sembra essere più l’ago della bilancia nel settore del greggio. Molti, forse troppi, gli altri comprimari i quali, con il tempo, rischiano di scalzare l’organizzazione dei paesi produttori dal podio del potere.

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R.P