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L’ultima sfida per Wall Street

L’appuntamento di mercoledì con la Federal Reserve, appuntamento con il quale si vedranno confermate o meno le attese di un rialzo (il quarto) sui tassi di interesse da parte della Banca centrale Usa, porta con sé più di un significato.

Fed a rischio indipendenza? 

Prima di tutto quello simbolico. Dopo le varie “esternazioni” del presidente Usa Donald Trump che criticava la politica di normalizzazione delle condizioni finanziarie operata dalla Federal Reserve, un possibile ripensamento ad opera del governatore, così come anche del board, sull’avanzamento dei lavori, potrebbe essere percepita come una sottomissione alla Casa Bianca.

Ma la Fed dovrà anche inevitabilmente tener conto anche di un’altra particolarità: quello che sta accadendo sui mercati. Dopo l’inversione della curva dei rendimenti registrata un paio di settimane fa sui titoli di stato a stelle e strisce, in pochi, forse, si sono accorti che venerdì scorso tutti e tre i maggiori indici statunitensi sono entrati in correzione.

Un triplice negativo

Al suono della campanella, infatti, la settimana non solo si chiudeva in negativo per Wall Street ma registrava anche un calo del 10% dai massimi sia su Nasdaq che su Dow Jones che su S&P 500. Nello specifico si parla di un – 11% per l’S&P500 dai massimi di settembre, -15% per il Nasdaq dal top toccato ad agosto e di oltre il 10% per i l’apice del Dow risalente a maggio. Un pessimo dicembre, quindi (-5,5%) che può a sua volta cancellare le residue speranze di un rally di Natale che, a questo punto, potrebbe essere solo un ricordo. L’avversione al rischio, dunque, si diffonde proprio in parallelo ad un ritorno della paura dei dati macro.

Occhio ai dati macro

Questa volta sul banco degli imputati sono sia la Cina (calo della produzione industriale e vendite al dettaglio) sia il Vecchio Continente (debolezza del settore manifatturiero sia in Francia che in Germania, quest’ultima con la crisi del settore automobilistico ormai incombente), il tutto sotto un ombrello, quello della tregua fra Usa e Cina, che potrebbe fare acqua da un momento all’altro. Un’Europa che, a sua volta, è alle prese con i tanti, fastidiosi focolai di infezione, focolai rappresentati, generalmente dalla Francia e dall’Italia. Infatti, si deve notare un ritorno del malessere generalizzato e delle tensioni all’interno dei membri della stessa Ue anche in vista di una possibile Brexit senza accordo, eventualità che, man mano che si dipana la complicata matassa del divorzio di Londra dall’Unione, sta diventando sempre più concreta.

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R.P